La tutela penale dell’opera artistica

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Tizio, noto artista a livello nazionale nel campo delle acqueforti (incisioni a stampa), scopriva che una sua opera raffigurante il panorama della sua città di origine era stata riprodotta – ingrandita – sulla parete di un locale commerciale. Adirato per l’accaduto sporgeva denuncia contro il proprietario dell’attività commerciale Alfa e contro ignoti per violazione del diritto d’autore.

Seguivano le indagini degli inquirenti che risalirono alla società di grafica Beta ed al suo titolare, Caio, supposto autore della violazione: veniva così stralciata ed archiviata la posizione del titolare della società Alfa e rinviato a giudizio Caio, imputato dei delitti previsti e puniti  dall’art. 178 co. 1 lett. A del D. Lgs. 22.01.2004 n. 42 e dall’art. 178 co. 1 lett. B del D. Lgs. cit. entrambe le condotte aggravate ai sensi del comma 2 del citato articolo.

Ricevuto il decreto di citazione diretta a giudizio, la persona offesa dava incarico al suo difensore di formalizzare la costituzione di parte civile, valutando quali profili risarcitori potessero essere avanzati.

Accettato l’incarico, si è proceduto alla formalizzazione della costituzione fuori udienza ai sensi dell’art. 78 co. 2 cpp per poter tempestivamente depositare la richiesta di citazione di testi e consulenti tecnici ex art. 468 cpp.

L’atto di costituzione, all’uopo corredato di procura speciale (art. 76 cpp), dopo un breve excursus in fatto sull’attività artistica della persona offesa e sulle vicende storiche che hanno portato alla riproduzione non autorizzata della sua opera, si è focalizzato sui profili di tutela garantiti dall’ordinamento ed in particolare dall’art. 158 L. 22 aprile 1941 n. 633:

  •   il primo comma legittima la parte lesa ad agire, oltre che per il risarcimento dei danni, anche per la distruzione o rimozione dello stato di fatto da cui risulta la violazione;
  • il secondo dispone che il giudice possa valutare anche equitativamente il danno patrimoniale patito;
  •   il terzo sancisce la risarcibilità dei danni non patrimoniali ex art. 2059 cc legittimando tale ulteriore richiesta.

Tizio vantava il precipuo interesse a che venisse riconosciuta la paternità della sua opera anche ai sensi degli articoli 2575 e ss. c.c. cosicché infine potesse essere riconosciuto pubblicamente il suo inalienabile diritto morale sull’opera artistica, anche attraverso la pubblicazione dell’eventuale sentenza di condanna ex art. 178, co. 3 D. Lgs. n. 42/2004 (ex plurimis v. Cass. Civ. n. 7971/99).

In secondo luogo, si è insistito affinché il Tribunale potesse equamente apprezzare, ai sensi dell’art. 158 cit., la lesione subita dalla costituita parte civile che, come legislativamente imposto, dovrà tener conto sì del lucro cessante, ma soprattutto del danno non patrimoniale ex artt. 2059 c.c. e 185 c.p.: la condotta delittuosa ascritta a Caio è infatti lesiva dell’onore e della reputazione dell’artista (v. Cass. Civ. 10268/02) che non ha potuto veder pubblicamente riconosciuta la sua professionalità e le sue qualità ed anzi la sua opera è stata utilizzata in un centrale locale aperto al pubblico, con usurpazione della paternità a favore della Società Beta e dell’imputato, come da questi affermato in sede d’interrogatorio e nelle difese tecniche, ma smentito da Sempronio, fratello e socio, che in sede di indagini difensive ha dichiarato: “posso affermare che l’immagine da riprodurre era stata portata in negozio dal titolare della società Alfa il quale asseriva che questa era stata presa da un suo conoscente titolare di una gelateria che la teneva esposta nel proprio locale”. È vero, invece, e dimostrabile che nella suddetta gelateria è esposta l’acquaforte di Tizio e non già una foto.

Ricorrono pertanto gli estremi dei contestati addebiti anche dalla semplice comparazione dell’acquaforte e della stampa digitale esposta nell’esercizio pubblico riproducente non già un panorama di Fermo, ma l’opera di Tizio elaborata per l’ingrandimento e per la utilizzazione illegittima: ne è prova anche a titolo di dolo specifico, la cura dell’imputato nell’eliminazione di quella parte dell’opera in cui si trova la firma dell’autore.

Il tutto aggravato ai sensi del comma 2 dell’art. 178 D. lgs. cit. perché avvenuto nell’esercizio dell’attività commerciale della società Beta (risulta agli atti una fattura di € 2.000= per il lavoro di riproduzione grafica dell’opera).

Pertanto le conclusioni sono state svolte affinché il Tribunale possa pronunciare condanna alla pena che riterrà applicabile nella fattispecie, oltre al risarcimento dei danni morali e patrimoniali conseguenti alla condotta delittuosa de quo, quantificati indicativamente in € 5.000,00 od in quella diversa somma che verrà ritenuta equa e di giustizia anche ai sensi dell’art. 158 L. 22 aprile 1941 n. 633, salvo rivalutazione monetaria ed interessi, oltre alle spese legali di assistenza in giudizio e alla rimozione dello stato di fatto da cui risulta la violazione a cura e spese del responsabile Caio, ai sensi del comma 1 del citato art. 158.